La parte più erotica del mio corpo è il CERVELLO. Senza, sarei soltanto un pezzo di carne sui tacchi.

I miei racconti

01 gennaio 2011

Indecente !

E' vero, tutto questo e' indecente! Rivelare le mie fantasie. Confessare i miei peccati e pubblicarli qui, alla mercè di tutti, corredati da foto a dir poco sconce, è indecente. Sono una donna indecente e rivendico il diritto di poterlo essere. Senza vergogna, ma con la complicità dell'anonimato voglio poter essere libera. Libera da preconcetti e stereotipi. Libera da vincoli e castrazioni. Libera di scandalizzarvi con i miei pensieri di femmina in calore, che non trova piacere maggiore che quello di essere desiderata, posseduta e scopata da un uomo.
Voglio concedermi il peccato peggiore: la LUSSURIA e goderne appieno. Voglio potermi regalare momenti di piacere carnale, senza dovermi trattenere per paura del giudizio di coloro i quali pensano, vedono e vivono una vita fatta di rinunce dettate da scelte di comodo e da decisioni che non si possono più' ritrattare. Voglio essere libera di scopare chi voglio, quando voglio e come voglio. Voglio essere strumento del piacere di un uomo. Realizzare le mie perversioni, desideri e fantasie segrete. Se questo e' essere una donna indecente, allora si lo confesso. Sono un’indecente femmina esibizionista. Mettetemi alla gogna, chiamatemi come volete, marchiatemi con la lettera scarlatta o mandatemi al rogo.
Ma prima di farlo, guardatevi allo specchio e ditemi in tutta onestà, che non vorreste essere voi i prossimi protagonisti dei miei racconti.
Ditemi che non vorreste per una volta nella vostra vita, ritrovarvi con una femmina del mio calibro in un letto sfatto. Felici di aver realizzato i vostri desideri inconfessabili a mogli, compagne, amanti e madri.
Troppo comodo additarmi, chiamandomi con epiteti poco garbati. Se fossi un uomo mi invidiereste.
Leggetemi, guardatemi e decidete se scagliare la prima pietra o se prendere il numero e mettervi in fila !

17 dicembre 2010

La chat

Mi sono iscritta per gioco.
Ne parlano tutti di queste chat dove ci si incontra.
Perché questa ? E’ gratuita e facile da usare.
Inizio a ricevere subito svariati messaggi di approccio.
Dai più smaliziati, ai banalissimi, passando per quelli pratici: “Cerchi sesso?” Insomma c’e' un po’ di tutto.
Anche un tipo decisamente sfigatello che mi tampina ogni volta che accedo al sito. Un tormento. Più lo ignoro, più insiste. Pressante, ma non oltraggioso. Poi un pomeriggio di calma piatta in ufficio e in chat, mi decido a dargli udienza. Accetto di chattare con lui.
Si va subito al sodo, si parla di fantasie. Raccontami la tua, che io ti dico la mia. Mi scrive che vorrebbe che una donna entrasse nel suo ufficio, mentre sta lavorando, si facesse bendare e si lasciasse toccare da lui. Solo toccare. Nient’altro. La cosa mi incuriosisce. Gli dico che ci sto. Lui crede che io stia scherzando.
Lo convinco che non è così, mi faccio dare l’indirizzo e gli dico che sarò da lui in trenta minuti. Esco dalla chat. Sono spavalda. L’ho preso in giro ! Che scemo, quello starà lì ad aspettarmi come un cretino pensando che io gli suonerò al citofono da un momento all’altro. I minuti passano e la mia concentrazione non torna.
La mia testa non ne vuole sapere di lavorare.
I  minuti passano e il mio respiro diventa sempre più affannato.
Il pensiero diventa, tormento. Perché no ? Perché non dovrei andare ? Non lo saprà mai nessuno. Nemmeno io saprò chi mi avrà posseduta. Non dovrò ricordare nulla. Non avrò nulla di cui vergognarmi, nemmeno allo specchio. Prendo la borsa, esco dall’ufficio “vado in banca”, dico e salgo in auto. Mi tremano le gambe. Sono una stupida. Una vigliacca. Ma là sotto tra le gambe un diavoletto mi ricorda quanta voglia abbia di farmi scopare. Arrivo al citofono, suono, una voce maschile mi chiede chi è, rispondo con la parola d’ordine concordata. “primo piano, porta a destra” Sento il portone aprirsi. Ad ogni gradino mi dico che devo tornare indietro subito o sarà troppo tardi. Proseguo. Arrivo alla porta, aspetto, terrorizzata ed eccitata. Lui apre, chiudo gli occhi, oltrepasso la soglia, sento la porta chiudersi dietro di me e una presenza. Un pezzo di stoffa  cala sui miei occhi, si stringe sul mio viso. Sento un ordine sussurrato all’orecchio: “ appoggia le mani sul muro davanti a te”
Obbedisco. “Allarga le gambe”. Prendo tempo. Allora sento una mano maschile alzami la gonna, spostarmi una gamba e infilarsi in mezzo. “Dio quanto sei bagnata”
E’ vero, sono scandalosamente eccitata. Il mio liquido caldo oltrepassa le mutandine.
Sento le sue mani insinuarsi sotto la biancheria, mi aprono le natiche. Mi passa le dita là in mezzo. Mentre l’altra mano va a bagnarsi alla fonte del mio piacere.
“Ho paura. Non mi farai a pezzetti come nei telefilm, vero?”
Mi sfila il tanga, solo quello, lasciandomi scarpe e gonna.
“Tranquilla non ti farò niente che tu non voglia. Mettiti sul divano” e mi guida verso qualcosa di morbido rivestito di stoffa.
Mi inginocchio sul divano, dandogli le spalle. Lui dietro di me, continua toccarmi, strusciarsi, eccitandosi sempre di più. La paura di non sapere chi mi tocca mi eccita.
Il mio sedere è lì esposto a lui, pronto ad essere posseduto. Mi piego in avanti, glielo offro.
“Hai un culo spettacolare, è ancora stretto, lo usi poco”
Sento il suo affanno, la sua voglia di insudiciarmi. E poi la sua lingua ruvida, passare lungo l’incavo delle natiche. Arriva sul mio buco, quello dietro. Ci sosta, a lungo.
Sento un dito farsi largo. Poi un altro. Mi piace. Ho voglia di essere sodomizzata da uno sconosciuto. Voglio sentirmi riempita là dietro. Voglio sentirmi sporca e deflorata.
Siamo in luglio, fa caldo. E lì in quell’ufficio, faceva ancora più caldo.
“Aspetta” mi dice. E sento che si allontana.
Quando torna, non mi sono mossa, sono rimasta sul divano, carponi, pronta ad essere posseduta.
“Hai  sete ?”  non riesco a parlare, deglutisco e faccio cenno di si.
“apri la bocca” sento qualcosa di freddo e duro appoggiarsi sulle mie labbra e dell’acqua scivolare nella bocca. E’ gelata. La sputo.
“Troppo fredda ? Adesso la scaldiamo”
Sento la stessa cosa infilarsi tra le gambe. Ho una bottiglia di vetro nella fica.
Dovrei sentirmi scandalizzata, invece…mi piace. La infila e la sfila, ripetutamente. Mi eccita.
La toglie e me la porta alla bocca. La lecco e bevo. Lecco e bevo me.
E mentre lo faccio, sento le sue dita entrare nel mio sedere.  Stavolta sono di più. Le lascia lì ferme. E io mi sento il sangue scivolare via dalla testa. Finalmente.
“anche il tuo culo ha bisogno di essere raffreddato”
Mi toglie la bottiglia di bocca e le dita da là, contemporaneamente.
Un attimo dopo sento il freddo, duro e liscio collo della bottiglia entrare in me.
Caccio un urlo. “Zitta o ti sentono negli uffici accanto” e la sua mano mi tappa la bocca.
Comincio a muovermi, la mia carne fa spazio a quella nuova cosa dura e fredda.
“ti piace eh?, dimmi che ti piace”
Non parlo. Ho la sua mano che mi preme sulla bocca.
Estrae la bottiglia e me la infila con forza, di nuovo. Urlo più forte.  “Ah, se ti piace”
La mia mano scende verso il clitoride, me lo massaggio, voglio godere. Lui me la toglie. “no, tesoro qui il piacere te lo do solo io” e sostituisce le mie dita alle sue.
Me le infila davanti, dove sono più bagnata e rovente. Le estrae, fradice. Toglie anche la bottiglia. “alzati” e mi guida, mettendosi dietro di me, le mani sui miei fianchi.
Avanzo con cautela, Urto con il bacino contro qualcosa. Mi fermo. Sento che è un tavolo.
“E’ la mia scrivania” dice, mentre con una mano, mi fa piegare in avanti la schiena.
Sono in piedi, sdraiata a novanta gradi.
Lui mi lecca il sedere. Sento la zip dei suoi pantaloni e il fruscio degli indumenti scendere. Mi infila un paio di dita frettolosamente, le intinge e le passa tra le natiche.
E’ il momento, lo so. Il mio respiro diventa affannoso. E questo lo eccita.
Sento qualcosa di caldo e morbido appoggiarsi dietro. Due dita umide entrano ed escono, un attimo di vuoto e poi…  Tutto in una volta. Dentro. Sento la mia carne aprirsi a fatica alla sua.
E una sensazione di calore, fuggire via.
Dalla bocca mi esce un urlo di piacere. “Si, qui puoi urlare quanto vuoi. Godi. E dimmi che ne vuoi ancora. “

13 dicembre 2010

La porta sul retro

Avevo sempre rifiutato a tutti quella porta. Fidanzati più o meno ufficiali, amanti per una notte, fedeli trombamici. Insomma a tutti gli uomini coi quali avevo fatto sesso, avevo detto no, là dietro non si va. Non è cosa per voi, divieto di accesso. Qualche tentativo a dire il vero era stato fatto. Più per gratificare quelli più seri, quelli con i quali mi ero presa una sorta di impegno. Insomma era quella la mia vera prova d’amore. “Tesoro, ti amo così tanto che accetto che tu me lo metta là dietro!” .
Perché intendiamoci e diciamocelo una volta per tutte. E’ di questo che si
parla. Non è per provare un piacere sconosciuto alle donne che non hanno provato quella pratica. Solleticandole magari con leggendari orgasmi nemmeno paragonabili a quelli raggiunti in altri tradizionali posti. Non si tratta di diventare donne più complete, né di raggiungere una vera intesa con il proprio partner. No, si tratta semplicemente di accettare di essere totalmente possedute da un uomo. Dopo il cuore (per i romantici), la testa e la vagina….volete anche l’ultimo posto che può essere di nostro esclusivo dominio. Quello ! E risparmiatemi i commenti a smentita di queste righe, la mia risposta sarà sempre: “se come dici tu mi piacerà così tanto, perché prima non lo provi ? In fondo la sodomia è stata inventata dagli uomini PER gli uomini.”  Ecco quindi spiegato perché c’ho messo parecchi anni prima di dirmi: va bene hai provato e sperimentato molto del sesso, forse è venuto il momento di passare all’esplorazione di quel mondo. Visti i drammatici risultati dei tentativi precedenti, ho deciso di documentarmi a fondo sull’argomento. E direi con altrettanti scarsi epiloghi. Quello che si trova sul web è esclusivamente il punto di vista maschile della cosa ed è pure falsato dalla visione pornografica del metodo. Insomma, non avevo nessuna voglia di venire brutalmente massacrata dal suo desiderio di replicare quanto fatto dal famoso attore porno, nella scena di quel film. Per fortuna in quel periodo frequentavo un amico in gamba, uno di quelli col quale si era instaurata una certa complicità. Ovviamente dalla seconda volta che c’eravamo scambiati i nostri reciproci liquidi corporei, aveva proposto di entrare da quel varco ottenendo la mia solita risposta, non se ne parla. Ma qualche volta dopo mi sono dimostrata più disponibile ad avvicinarmi all’idea, lasciando che cominciasse a giocare con quel lato di me. Non mi scostavo più, se nei nostri giochi la sua mano scivolava nel mio sedere. Lasciavo che qualche carezza diventasse più intima, fino a sentire qualcosa entrare nella mia carne proibita. Un suo dito, la sua lingua e poi di nuovo le sue dita che diventavano più d’una.
Avevo deciso che sarebbe stato lui il primo e gli avevo confessato i miei timori. Il dolore, prima di tutto, che per me è l’antitesi del piacere. E poi l’imbarazzo, insomma quello è un posto destinato ad altro e quell’ “altro” non è nulla di igienico, né di profumato.
Così le volte successive avevamo cominciato a coinvolgere nei nostri giochi, anche quella parte del mio corpo che lentamente si preparava a diventare un punto focale dei nostri futuri incontri. Mai in modo irruento e con grande pazienza, ascoltando il mio corpo, capendo quando era il caso di affondare e quando invece di ritirare, avevamo raggiunto un ottimo grado di fiducia e di dilatazione. Entrambi necessari a preparare una perfetta prima volta, basata sul senso di rilassamento di chi si offre all’altro. Cioè me ! Che dovevo essere sicura di potermi tirare indietro qualora qualcosa non funzionasse per il verso giusto. Perché dal momento che il contatto visivo è impossibilitato dalla posizione più consona, è proprio il caso di dire che ci si deve fidare ciecamente del proprio partner.
Fu così che un pomeriggio, il mio amico venne a prendere un caffè da me e dopo aver ripassato alcune delle più classiche posizioni, mi ritrovai in piedi piegata sul tavolo della cucina, con lui che là dietro si prendeva cura della mia porta sul retro. Baciandola, leccandola, facendo entrare le sue dita, prima davanti inumidendole di me, poi portando il mio nettare nel nuovo luogo di divertimento. Con quelle sue magiche dita aveva già fatto urlare di piacere clitoride e vagina ed ora mi stavano là dentro e le usava in un modo nuovo. Meno delicato del solito. Le faceva entrare ed uscire velocemente, facendole affondare ogni volta di più. E ad ogni colpo, una sensazione di calore maggiore, dal mio ventre scendeva verso le caviglie, attraversando le gambe. Era una scossa di adrenalina, che ritmicamente mi faceva sciogliere le ginocchia. Una nuova sensazione di abbandono, si stava formando nella mia testa, Desideravo che quella scarica di piacere diventasse più potente, tanto da stordirmi. Così gli presi il pene glielo strinsi e lo appoggiai sull’incavo del mio sedere e con entrambe le mani gli afferrai i fianchi, spingendoli verso di me. Lui si scostò, non era sicuro di aver capito cosa volessi. Me lo chiese: “sei sicura?”  Smettila di parlare e fallo, prima che cambi idea. Volevo sentire ancora quel diverso calore di piacere, scivolare via da me, strisciando lungo le cosce. Lui mi aprì bene la fessura, me lo puntò e io mi preparai a sentirlo dentro di me. Sentii della nuova carne aprirsi alla sua. Un senso di invasione mi pervase, ma subito dopo quella scarica tornò ed era eccitante. Lui rimase con solo la punta dentro di me, non fece altro. Cominciai io a muovermi, facendolo entrare ed uscire, un po’ alla volta. Lentamente. Dando tempo alla mia carne di adattarsi a lui. Finche non fu tutto dentro di me. Il calore quadruplicò e la scarica elettrica mi fece intorpidire i piedi. Cacciai un urlo. Piacere, misto a dolore, sollievo e sorpresa. Avevo fatto entrare un uomo in me da un posto nuovo e il piacere che sentivo non era il solito che ormai avevo imparato a conoscere e riconoscere. Era una sensazione diversa e andava verso il basso, portando con sé timori e negazioni. Potevo finalmente farmi possedere da un uomo, senza per questo sentirmi svilita o umiliata. Avevo comunque il controllo di me ed anzi potevo decidere di provare un nuovo tipo di piacere. Tre a uno per me! Clitorideo, vaginale ed ora anche anale.
Contro l'insignificante, maschile fugace spruzzetto.
Il resto come si dice, è storia !